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    March 14

    Epatite...la testimonianza di Max

    Nel 1982, all’età di diciannove anni, dopo una donazione di sangue come socio A.V.I.S. mi riscontrarono i valori delle transaminasi alterate; da quel momento iniziò la ricerca di una qualche malattia collegata al fegato che necessitò del parere dei migliori luminari dell’epoca in campo epatologico; i quali, dopo innumerevoli ed accurati esami arrivarono, concordemente, alla diagnosi di un’epatite di tipo non A e non B.
    Non fu intrapresa nessuna terapia, in quanto nemmeno i medici seppero consigliarmi il da farsi, alcuni attribuirono la colpa al forte stress, nonostante io continuassi ad accusare forte astenia e la gammagt raggiunse dei "picchi" di oltre 200, continuai comunque il controllo periodico delle transaminasi che ebbero un andamento altalenante per molti anni, fino al 1994, quando, il medico di base mi propose di effettuare il test dell’epatite C "HCV-RNA" (disponibile ormai dal 1990, ma che nessun medico epatologo interpellato mi prescrisse).
    Il risultato fu: POSITIVO. L'iniziale "sorpresa" e spavento lasciò il posto ad una profonda rabbia, quando l'impiegata dell'ambulatorio lesse il mio referto e commentò ad alta voce: "Lei è affetto da epatite C!! Che si prende dai tossicodipendenti, dagli omosessuali e dalle prostitute!!".
    Essendo ancora sconvolto dal risultato del referto, non riuscii a ribattere aspramente alla maleducata e discriminatoria impiegata, e riuscii a malapena a risponderle: "ma come si permette?? io non faccio parte di nessuna categoria "a rischio" semmai la mia unica sfortuna è stata quella di subire una dozzina di interventi chirurgici!!" detto ciò, uscii dall'ambulatorio, frastornato e con l'unico pensiero rivolto a mia moglie Diana, ovviamente di preoccupazione per lei, avevo il timore di averla contagiata, dato che pochi anni prima, aveva perso ns. figlio alla 17esima settimana di gestazione. Ricordo molto bene il mio rientro a casa, con il timore per lei e la paura anche di perderla definitivamente, dato che sapevo che purtroppo l'epatite C veniva considerata una patologia virale grave, quasi quanto l'aids.
    Quella sera teneramente abbracciati ci giurammo che insieme avremmo sconfitto e combattuto contro questo subdolo virus e da quel momento comunque i nostri rapporti intimi furono sempre protetti perché seppur remota, la possibilità di contagio poteva avvenire e se involontariamente avessi contagiato mia moglie, non me lo sarei mai perdonato, conoscendo i suoi gravi problemi di allergia a quasi tutti i farmaci.
    Insieme, iniziammo la ricerca di un epatologo e la scelta iniziale ricadde sull'esperta equipe epatologica torinese dell'epoca. All'inizio lo specialista mi diede abbastanza fiducia, anche se, fu molto imbarazzante dover rispondere a domande intime e personali sulla mia vita passata, (dato che lo specialista si dimostrò molto curioso di sapere come e dove potevo essere stato contagiato, essendo un uomo privo di vizi: mai fumato,vino solo ai pasti, non facevo il "dongiovanni". Ero invece uno sportivo con la sfortuna di avere sempre avuto gravi problemi di salute, fin dalla tenera età di 3 anni (primo intervento chirurgico).
    Dopo il lungo colloquio con l'epatologo e la valutazione di alcune ecografie epatiche ed altri esami ematici, egli mi propose il ricovero in day-hospital per effettuare una biopsia epatica, in quanto, sarebbe stato l'unico esame in grado di valutare la funzionalità e l'eventuale danno provocato al fegato, oltre al fatto che avrei saputo anche il genotipo, in modo da intraprendere la terapia più specifica.
    La biopsia epatica confermò la diagnosi di: epatite cronica moderatamente attiva, con forte steatosi ed emosiderosi (accumulo di ferro) oltre al genotipo: 1B.
    Io,all'epoca non compresi esattamente il risultato, comunque, mi fu consigliato di provare, in via sperimentale, un trattamento con "interferone Alfa" ( 3 milioni u/m) una iniezione al giorno, non mi vennero detti gli eventuali effetti collaterali riscontrabili, ma si preoccuparono solo di dirmi che il mio genotipo era il più aggressivo da curare e da combattere in quanto era quello che, a loro dire, con il trascorrere degli anni poteva condurmi alla cirrosi epatica.
    Ovviamente seppur con timore, non avendo altra scelta, nel dicembre 1994, iniziai la terapia che trattandosi di cura sperimentale, feci praticamente da "cavia" umana, venni "monitorato", una volta a settimana, mediante il controllo delle transaminasi e dell’esame emocromocitometrico e l'epatologo mi visitava ogni 15 gg. Nei settantadue giorni di terapia che seguirono (72 iniezioni d'interferone), gli effetti collaterali come l’astenia, la febbre alta (a volte anche 39,5°C. esterna), il malessere generale, una crescente anemia e abbassamento di piastrine (scese fino a 65.000), una persistente tosse stizzosa che mi faceva sembrare "tisico" e che non passava nemmeno con i farmaci, una costante irascibilità, aggressività ed "inappetenza" furono gli unici ma inutili risultati della cura, di conseguenza l'epatologo decise di sospendere la terapia, dato che le transaminasi erano ancora altalenanti e si era compreso che non mi stava producendo alcun effetto valido.
    Caso strano però, due mesi dopo, le transaminasi rientrarono inspiegabilmente nella norma e rimasero tali per circa sei mesi, facendo pensare ad un effetto ritardato della terapia; ma non fu così, la ripresa dell’attività virale sempre con referti alti, mi procurò un inizio di depressione, che mi "gettò" nello sconforto più totale, meno male che accanto a me ho sempre avuto il supporto morale e psicologico di Diana, che mi aiutò a non finire in forte esaurimento nervoso, comunque ero talmente demoralizzato che m’imposi una pausa di
    riflessione, prima di ritentare con una nuova terapia sperimentale.
    Nell’estate del 1997, Diana, iniziò "la caccia" alla ricerca d’associazioni ospedaliere che si occupassero di questa patologia e dopo lunghe ricerche telefoniche svolte in tutta Italia, finalmente riuscì a trovare un’associazione sita in Milano, che s’impegnava nella cura e prevenzione di tutte le epatiti virali. Nel settembre '97 prendemmo appuntamento con una nota primario ospedaliero e fondatrice dell'associazione sita in Milano, la quale, dopo accurata visita ed accertamento anche del genotipo, purtroppo 1B, mi propose un nuovo trattamento sperimentale con interferone associato ad un antivirale denominato "ribavirina", che all'epoca non era ancora commerciabile. Valutai insieme al primario e a Diana i pro e i contro della nuova terapia proposta, mi veniva offerta una seconda possibilità per tentare la "miracolosa" negativizzazione, dato che ormai il mio fegato non era più tanto in "buone condizioni", dicendomi persino che quella sarebbe stata la mia ultima terapia, che se non avesse fatto effetto, sarei comunque finito nella lista per i trapianti di fegato.
    Certo è che a soli 34 anni sentirsi prospettare un trapianto d'organo, non è facile da accettare, comunque sempre più determinato e combattivo, con la volontà di farcela a tutti i costi e con l'amorevole supporto di Diana, sempre al mio fianco, anche durante i stressanti "pellegrinaggi" da Torino a Milano, una volta ogni 15 gg. all'inizio e poi una volta al mese, gli esami ematologici effettuati un po' a Torino e molti a Milano. Nel gennaio del 1998, decisi di iniziare questo nuovo trattamento, seguito e supportato dalla disponibile, cordiale professionalità e costante assistenza anche telefonica dell'equipe epatologica milanese.
    La terapia prescritta inizialmente fu: 3 iniezioni settimanali di "Wellferon" - (5 milioni d’unità) e 6 cp. giornaliere di ribavirina, tassativamente ad orario (ogni 12 ore).
    Dal 6 mese in poi, essendo un po' dimagrito le cp. di ribavirina furono ridotte a 5 e poi le ultime 2 settimane ne presi solo più 3 cp., in quanto gli esami continuavano a dare esito: negativo!! Fin dal terzo mese di cura, infatti il test risultò negativo e persino le transaminasi scesero notevolmente, quasi nella norma.
    Questa terapia durò 13 lunghi e sofferti mesi, nei quali, oltre ad eseguire i soliti esami di routine e relative visite di controllo con spostamenti da una regione all'altra, il più delle volte erano "pellegrinaggi" in autobus o in treno, dato che la forte astenia e il rischio di collassi non mi permisero di guidare oltre ai soliti effetti collaterali, già sopra citati nella precedente terapia, si aggiunsero degli altri, strani e più evidenti: la perdita dei capelli (come avviene nei pazienti chemioterapici), una strana crescita abnorme delle ciglia (rivolte verso l'interno degli occhi), che Diana doveva tagliare settimanalmente (altrimenti mi avrebbero accecato), il persistente "nervosismo" che non mi dava tregua e mi faceva diventare irascibile, aggressivo, rabbioso contro tutto e tutti, che ogni tanto si frapponeva ad una ingiustificata iper sensibilità emotiva, che mi faceva persino commuovere durante la visione di un film.
    Fortunatamente l'amorevole pazienza e supporto psicologico di Diana, mi permise di superare gli episodi ansiogeni e crisi depressive, riuscendo a svolgere, senza eccessive difficoltà, la mia attività lavorativa, senza dover nemmeno usufruire di tanti giorni di mutua (che prendevo solo per le visite di controllo e gli esami che svolgevo a Milano) giungendo finalmente alla completa NEGATIVIZZAZIONE!! avvenuta alla fine del gennaio 1999.
    Attualmente (2004), a cinque anni dalla conclusione della terapia, i valori delle transaminasi continuano a rimanere nella norma e il marker dell’epatite negativo.
    Dopo l’ottimo risultato raggiunto (l'equipe milanese mi definisce tuttora "un miracolato"), la malattia a parere medico, richiede ancora un periodo di sorveglianza per evitare il pericolo d’eventuali recidive, pertanto anche se sono stato definito un pregresso malato di epatite C, definitivamente GUARITO. Io continuo tuttora ad eseguire annualmente il test e il controllo delle transaminasi ed ecografia epatica (per scongiurare un eventuale remota recidiva), dato che mi è stato confermato che, nonostante la guarigione, i miei anticorpi "anti-hcv" rimarranno positivi per tutta la vita, ed anche se il virus rimarrà "sopito" e non farà più danni, e il mio test hcv-rna risulterà sempre negativo, purtroppo non potrò più donare il mio sangue, come facevo un tempo, rimanendo per sempre con il "titolo" di pregresso malato HCV!
     
    Max

    Lettera aperta...aborto

    "Sono passati appena 4 giorni... posso dire di star reagendo bene, ma ora, solo ora comincio ad accusare il colpo.
    Gl'ormoni cominciano a rarefarsi nel mio sangue e l'umore fluttua...
    Non ho rimorsi, ne rimpianti... Ho fatto una scelta col massimo della consapevolezza di ciò che comportava... Ho solo rabbia... Tanta... forse troppa.
    Per quello che potevo evitare pretendendo più rispetto per la mia sicurezza e non ho preteso.
    Per il male peggiore... l'indifferenza da parte di chi ha afferrato i miei frutti più preziosi e poi mi ha dimenticato.
    Per la sensazione che ora forse trovo stupida di sentirmi in dovere di non cedere mai a nessun crollo, a nessun pianto, a nessuna fragilità...
    Eppure fragile lo sono... e ora più di prima....
    Nella mia vita ne ho passate un po di tutti i colori... Lutti, depressione, casini con una famiglia con la quale non c'è vero dialogo , una famiglia che è più un gruppo di satelliti ognuno per i cazzi suoi che un nucleo compatto e solido... No, io non ho un faro nella notte da seguire quando il buio s'infittisce.
    L'unica luce che mi è rimasta è la mia anima, che cerco di curare più che posso con un percorso doloroso che ha attraversato abbandoni e disperazione, cadute, ma continue risalite.
    Non mi sento vuota, sebbene questa sensazione sia tra le più comuni in chi abortisce... No, non lo sono... Ma quello che è dentro di me, la parte più profonda è ferita.
    Questa parte di me si sente come se l'avessero violentata... come se gli eventi l'avessero scossa in modo immane, come per dirmi.... urlarmi qualcosa.
    E ora sono io che urlo... di rabbia, come una lupa ferita, aggressiva contro qualunque attacco, violenta e scomposta... Perché il dolore ti porta a creare attorno a te una difesa a tanti strati... Lotti forsennatamente perché temi per la tua stessa sopravvivenza.
    MA ATTENZIONE!NON CERCO COMPATIMENTO! Ho sempre avuto poca dedizione lagrimevole verso chi si piangeva addosso per ogni cavolata... ma perché in loro io vedevo uno specchio dei miei affanni... e detestando loro detestavo me... I miei errori... quando allontani la forza guaritrice della compassione.
    Mi sentivo e mi sento quasi disperatamente in dovere di essere risoluta, guerriera, e incrollabile, ma sono scudi, barriere che non ti fanno crescere, che non ti fanno andare avanti.
    Per rinascere occorre morire... è una legge universale che esiste dall'inizio dei tempi. Ma per rinascere occorre accettare la
    morte come un atto indispensabile... Non parlo di suicidio, parlo di morte dei vecchi schemi mentali, delle rigidità e della capacità di abbandonare il desiderio di vendetta, l'odio, la furia e insieme ad esse il macigno della frustrazione e dell'amarezza per il senso di fallimento che un evento come questo da... E vi posso assicurare che non è facile... Richiede il coraggio di attraversare nudi il fuoco della Verità.
    Mi rendo conto anche che ci vuole tanto coraggio per non abortire quando si è in una situazione di disagio, ma sono anche convinta ce ne voglia proprio per scegliere consapevolmente di farlo accettandone in toto la responsabilità. Ho accettato il fatto di aver agito in modo che lui non nascesse, ho accettato il fatto che la mia azione ha comportato la sua morte, ho accettato il fatto che è saggio e terribile insieme osservare meditando i miei gesti e viverli... sapendo che avrebbero generato una tempesta.
    Se avessi scelto diversamente avrei coinvolto un altro essere umano... Non me la sono sentita. E le ragioni materiali c'entrano sino ad un certo punto... Può essere facile per chi mi osserva solo sulla superficie dirmi che sono stata vigliacca, ma questo non ha alcuna importanza. La gente da continuamente giudizi e non per questo il mondo cambia.
    Ora è la mia tempesta... dove ho scelto senza rimpianti di andare per comprendere ancora di più chi sono.
    Non chiedo perdono a nessun dio, perché semplicemente nella mia spiritualità io devo essere responsabile dei miei gesti e dei miei pensieri... Dunque l'unica "divinità" cui rendo conto è la mia
    coscienza, che benché possa sembrare una scelta di comodo, non lo è affatto, perché siamo sempre noi i peggiori giudici di noi stessi.
    Ho chiesto perdono a colui che ho salutato, quello si... per sempre?
    Chissà... la reincarnazione offre molte sorprese.
    Non ho reali rimorsi, solo una grande nostalgia verso il suo piccolo cuore, col quale senza saperlo ho parlato sino alla fine e che ora, potendo, forse mi direbbe...

    "Non aver paura mamma.... Io ho capito"
    Daniela

    DIARIO DI UNA TESTIMONIANZA: IL PAPILLEDEMA

    Per parlarvi di come ho passato l'ennesimo dramma della mia vita, vi riconduco a qualche mese fà: ottobre. Faccio una visita di controllo agli occhi dall'ennesimo oculista cui mia madre ci porta per controllare bene, sia me che mia sorella. Soffriamo di miopia e anche grave...ma per il resto tutto bene. Qui però, il dottore ci propone un'ecografia oculare in quanto il nervo ottico risulta più spesso del dovuto.
    L'ecografia viene fissata 3 volte, perchè 2 rimandata per problemi nostri vari
    Finalmente stamattina riesco a farla.
    Metto delle gocce che fanno malissimo bruciano..eppure riesco a trattenermi già dal piangere quando quel medico dalle cattive maniere mi urla di stare ferma con gli occhi, non capendo come sto male a tenerli aperti.
    Riesco a farcela. Per fortuna mia sorella sta bene, io no: ho la papilledema. Così diagnostica l'ecografo. Cerchiamo subito il medico che mi tranquillizza, e mi consiglia di fare una RMN.
    Mia madre, sconsolata e morente per la notizia, chiama subito il medico curante che mi prescrive la RMN (risonanza magnetica nucleare) e andiamo ad un laboratorio.
    L'attesa è asfissiante. Non riesco a piangere, soffro troppo: mia madre piange, sta male. Mio padre non lo dà a vedere. Da quello che capisco sto male, ho un tumore al cervello che pian piano mi porterà via la vista, la cosa più bella a cui spero. Sto male dentro, e sto per scoppiare.
    Finalmente mi chiamano, da sola. Ma viene chiamata mia madre perchè comincio ad agitarmi solo nel comunicare alla ragazza quello che forse ho. Mia madre decide di prendere le mie stesse radiazioni pur di tenermi "la mano". Soffro molto, e finalmente piango per liberarmi.
    Prima di entrare nel tubo, mi danno un campanellino che dovrò suonare nel caso in cui mi senta male.
    Entro. Il panico. Voglio uscire, comincio ad urlare, suonare e piangere. Mi mettono fuori. Piango, e vorrei che tutto questo fosse solo il più brutto di tutti i miei incubi.
    Mi convincono a rientrare nel tubo, e all'inizio penso davvero di non farcela. Rientro. E stavlta provo a resistere. Lo spazio che mi divide dal tetto del macchinario è di circa 7 cm. Provo a chiedere gli occhi, ma piango: piango perchè tutto a me, piango perchè è davvero troppo, piango perchè mi fa malissimo la testa.
    Finalmente dopo 10 min circa rinchiusa lì dentro mi mettono fuori. Posso respirare. Ma l'ansia c'è sempre.
    La risposta si avrà stasera alle sette.
    Torniamo a casa, e l'attesa è ancora più dura. Cerco su internet la mia "possibile malattia", poi chiudo tutto, non voglio sapere.
    Finalmente chiamiamo e i miei scendono a ritirare la risposta: sto bene. Il Mio cervello è sanissimo, sono una normalissima ragazza di 18 anni che ora vuole vivere. Vuole vivere davvero, anche se spesso soffre, anche se spesso piange.
    Avrei potuto avere questo problema e morire chissà, domani. Ma ho combattuto, ho sofferto in un'unica giornata quello che non ho mai sofferto prima, pur di vivere. Pur di tornare la "mary" di sempre, sorridente anche all'ennesimo urlo di mamma. Ma mi basta vivere.
    Perchè la vita è bella.
     
    Grazie a mamma, Grazie a Dio.
    e ora piango, finalmente, di felicità e sfogo.

    Aggiornamento del 13 marzo 2oo9 h 11:30
    Ciao ragazze. Mi disp se in questi giorni nn mi sn fatta sentire. Ma a quanto pare il dramma vissuto qualche giorno prima nn era destinato a finire. Infatti quella stessa sera il mio oculista mi disse per telefono che dalla risonanza stavo bene, ma dovevo fare una visita neurologica. Siamo stati lunedì scorso cn la mia famiglia fino ad avellino, partiti alle 4 da casa per arrivare alle 8 circa. Il medico è stato scostante, a volte sono caratteri, ma mi ha dato tanta paura: ho quella malattia, il papillèdema, che non è nel mio caso un tumore, ma un aumento della pressione del cervello che può essere causata da tanti fattori.
    Mi ha prescritto un farmaco, una compressa, che mi fa abbassare la pressione per tenermi almeno per ora al sicuro prima di capire tutte le cause.
    Poichè il tutto ha lasciato un pò straziati me e la mia famiglia, ho deciso di tornare dal mio vecchio oculista perchè mi sa dare più conforto, mi sà essere più amico.
    Mercoledì scorso ci siamo stati, e anche lui ha accertato la presenza del papilledema, soprattutto nell'occhio destro. Ciò in passato mi aveva portato una macchiolina scura soprattutto la notte, che non credevo fosse collegabile a tutto ciò. Invece ho saputo che era il sangue dell'edema, e che non si sarebbe dovuto più togliere Ma per fortuna a me il mattino dopo scompariva la macchiolina.
    Anche l'oculista mi ha consigliato di seguire le indicazioni del neurologo, che mi aveva lasciata un pò perplessa e avevo deciso di non seguirle.
    Sto prendendo da ieri mattina questa pillola, che tra l'altro non riesco neanche a prendere, e sono costretta a chiuderla nelle ostie, tipo quelle dei preti per lasciarle andare giù.
    Per ora ne prendo una alle otto del mattino e l'altra alle 23 della sera. Tra qualche giorno aumenteranno le dosi fino a 4 volte al giorno, fin quando tra 30 giorni andrò di nuovo a controllo dal neurologo.
    Inoltre lo stesso neurologo mi ha prescritto sospetti di pressione a causa di trombosi venosa (pallina di grasso nel vaso sanguigno che blocca il passaggio di sangue) oppure una malformazione congenita (dalla nascita) del midollo spinale. Perciò devo fare oggi pomeriggio due risonanze magnetiche e ho tanta paura. Perchè so che sarà difficile restare lì sotto ancora una volta e stavolta molto più tempo in quanto saranno due fatte in una. Sarà difficile attendere la risposta e magari scoprire che ho qualcosa di grave che potrebbe portarmi all'intervento chirurgico.
    Lunedì ho la visita del campo visivo, che mi permetterà ancora maggiormente di scoprire i danni portati agli occhi. Mercoledì prossimo ancora la visita dall'oculista e tra qualche giorno quella dell'endocrilogo per scoprire se ho problemi ormonali.
    Sto soffrendo, cerco di uscire, ma il pensiero è forte. Si vive anche così, ma si scopre di avere un peso sul cuore che non scomparirà mai. I medici non sono tanto ottimisti: la mia malattia forse si toglierà, forse no.
    So solo che ringrazio Dio se ho ancora da vedere, il bel colore del rosa, i miei bei pupazzi, i tanti sorrisi delle persone che mi circondano, il viso del mio amore, i colori dell'arcobaleno.
    pero tanto tutto ciò mi sia permesso per tutto il resto dei miei giorni, prego giorno e notte per ciò.
    Non auguro niente del genere a nessuno, perchè anche se non è un tumore, ti fa star male psicologicamente, e la cosa grave è che so per certo di cosa si tratta, avendolo studiato per il mio lavoro: preferirei essere ignorante della materia, magari aver fiducia del dottore che dice "forse un giorno andrà via", ma per ora ho solo paura e anche se c'è il mondo a darmi conforto, il mio mondo sta già crollando.

    Aggiornamento del 13 marzo 2oo9 h 20:44
     
    Ciao ragazze, sono molto arrabbiata e allo stesso tempo felicissima.
    Oggi sono andata al centro per fare la risonanza. Già il radiologo era strano perchè un fatto del genere è impossibile, mi  erano state prescritte 5 RMN in 1, sarei dovuta restare lì sotto per ore. Sono scoppiata a piangere, e i competenti presenti al centro ci hanno sconsigliata di farla, per il mio stato d'animo, perchè erano troppe cose e perchè era davvero impossibile.
    Usciti da lì, sembrava un'altra giornata di merda, costretta a vivere ancora col peso sul cuore, e sapendo che avrei comunque dovuto fare quelle cose.
    Eravamo tutti a pezzi, io mio padre, mia madre e il mio amore.
    Mia mamma, per l'ennesima volta è scoppiata e ha detto che sarebbe andata dall'oculista a chiedere informazioni quello che mi aveva prescritto quella benedetta cografia oculare, l'inizio di questo incubo.
    Io ho preferito tornare a casa, ma il peso sul cuore era sempre forte: non sapevo cosa stesse succedendo dal dottore, non sapevo come fare: parlando cn il mio fidanzato eravamo straziati, eravamo rassegnati e delusi, stanchi di tutto!
    Finalmente ho ricevuto la telefonata, sperando che fossero i miei cn notizie fresche: era il dottore, che ha chiesto il numero a mamma e ha assolutamente voluto parlare con me, anche per tranquillizzarmi.
    Volete sapere le sue parole?
    "Mary, non hai niente!!! niente, niente, niente! Dalla risonanza che hai fatto sarebbe dovuto uscire tuttoooooo, e tu per fortuna non hai un bel niente, sei sana hai il nervo ottico ingrossato di congenito e non hai bisogno di cure, non ti porterà nessun malore! Quel neurologo è un deficiente, quelle pillole attaccale al muro: fai solo un pò di dieta perchè sei bella, perchè sei sana! Ciao e stai serena!"
    Ragazzi, volevo volentieri esultare, ma non so che pensare.
    I miei genitori sono tornati e mi stanno di continuo tranquillizzato, la paura non l'ho tolta perchè i medici mi rendono pazza: alcuni mi dicono che ho questo problema, altri mi dicono di no.
    Vorrei tanto denunciare queste persone incompetenti che per salvarsi la faccia fingono di sapere, appoggiandosi sulle diagnosi date dagli altri.
    Ho paura, e non so a chi crede, ma mi sto tranquillizzando, perchè questo medico è bravissimo. Pensate ha operato una ragazza miope con distacco di retina, che ora vede quasi bene.
    Sò solo che mi sento a pezzi, e come all'inizio di tutto questo dramma, voglio ancora resistere, ho ancora voglia di vivere ora che ce l'ho fatta.
     
    Voglio solo dare un grosso in bocca al lupo: a chi soffre come me, magari per l'inesperienza dei medici, per chi invece ce l'ha e purtroppo soffre, per chi ha tumori, o roba del genere. Sto male al solo pensiero che gli altri possano vivere peggio diciò che per pochi giorni ho vissuto io. Vi auguro di poter star bene, vi auguro di poter migliorare e magari torare ad essere tutti sani, Non voglio ancora allungarmi, ma ripeto, è bruttissimissimo. E' davvero drammatico e sconvolgente.
    La cosa importante è avere sempre forza, sempre coraggio, preferire un problema del genere alla morte: prima di tutto questo non credevo la vita fosse cosi bella...Dio mi ha vista troppo feroce, e ha deciso di farmi provare magari quello che si può vivere, io che sottovalutavo la vita che ho.
     
    Ringrazio Dio, e tutti qll che mi sono stati accanto.
    Se anche voi avete problemi del genere, fatevi sentire, e combattete.
    Ragazze nn perdete mai la speranza, perchè la vostra forza e quella di Dio è più grande di qualsiasi brutta cosa.
     
    Mary, 18 anni